Senso… la Storia

MBU-69

SENSO – Una Storia tutta Italiana

L’Arte tutta è un inganno. Meravigliosa e affascinante, certo. Ma assai più prossima all’illusione della realtà che alla realtà stessa: e ogni istante vissuto è un istante utile per sovvertire la rigorosa visione assonometrica nella quale l’uomo si è nascosto da tempo.

“Non le ci volle poi molto per insinuarsi in camera sua, scivolando veloce tra le dita delle sue mani fino al piccolo tavolo addossato alla parete. Una rapida occhiata alla stanza per poi farsi subito mite, dopo quel primo momento di spavalderia, tornando ad attendere i gesti di colui che l’aveva fatta sua. Per pochi spiccioli, certo. Ma quello era il prezzo da corrispondere, quello che altre persone avevano scelto per lei.

Gli permise dunque di avvicinarsi, di toglierle ciò che ancora le impediva di mostrare la bellezza del suo corpo, la magnifica brillantezza della sua pelle. Il pensiero corse immediato al letto in un angolo. Ma ci sarebbero arrivati per gradi, avevano tutta la notte. Le lenzuola profumavano di fresco, emanando nella stanza un gelido odore di pulito.

Puoi toccarmi… – un impercettibile e sensuale filo di voce risuonò nella sua mente – Anzi… Vuoi toccarmi? Fallo ti prego. A quella richiesta diretta lui esitò. Ma poi la vide sorridere immobile e il rossore delle sue guance divenne battito. Lui la guardava da vicino, accarezzandola col timore della prima volta, in un insieme di colori, emozioni e, soprattutto, odori che mai più avrebbe dimenticato. Si sarebbe accorto, con il passare degli anni, come ogni nuova avventura lo avrebbe sempre ricondotto al ricordo di quei primi istanti di sacralità sensoriale. Le sue dita presero dunque confidenza con l’ambiguità della carne di lei, con la sinuosità delle sue linee, sempre più un ideale con cui confrontarsi in futuro. Un prodotto sintetico che avrebbe conservato come il risultato più dolce.

Accarezzami, ti prego. Lo voglio. Non lasciarmi: lei lo fissava in silenzio, con ammirazione apparentemente sincera mentre quelle parole si facevano largo nella sua immaginazione. Quando sei pronto… Aprimi… Con delicatezza, mi raccomando: poiché il piacere è come l’acqua che si infrange sulla sabbia nelle calme mattine invernali.

Lui non riusciva a staccarle gli occhi di dosso, ormai legati indissolubilmente l’uno all’altra. Lei invece restava in attesa di un suo cenno, parte attiva di una relazione che si sarebbe prima o poi consumata come esperienza imperitura nella loro memoria. Una relazione che, per lei, era stata a senso unico sin dall’inizio. Lui comprese che non era più tempo di preliminari: si inumidì lentamente le dita mentre lei mostrava come fare al ragazzo che, presto, sarebbe diventato uomo. Allo scolaro diligente ella consigliò solo rispetto e dolcezza, lasciando all’intuito la libertà di galoppare più velocemente di quanto fosse stata decisa la sua mano. Questa, del resto, la bramosia della conoscenza, questo il senso di una bellezza che per lui aveva fin lì posseduto il metallico odore acre della carta appena stampata, l’idea dell’avventura oltre ogni limite. E che, a molti ragazzi della sua età, da sempre consigliava tranquillità assoluta per assaporare il culmine dell’istante.

Pazienza… – si disse il ragazzo. Forse non è il caso che io vada sino in fondo. Poiché la fretta è sempre cattiva consigliera. E il prezzo che ho pagato val bene una notte.

In un attimo, lucidità e ragione erano tornate ad acquietare il suo spirito: uno sguardo languido negli occhi di lei tradiva incomprensione e obbedienza. Forse era stato proprio quello sguardo a convincerlo, qualche ora prima, di fronte al tipo del negozio in attesa di una sua decisione. Sì, l’aveva osservata a lungo, sugli scaffali in fondo, nascosta tra decine di altre pubblicazioni e l’inevitabile barriera dell’altezza che spesso è luce per molte falene. L’aveva guardata e persino toccata, ergendosi sulle punte dei piedi e inarcando la schiena, affatto consapevole che quella bellissima figura di giovane così accogliente in copertina avesse in effetti le sembianze del suo grande amore, la ragazza del piano di sopra che gli passava accanto ogni mattina senza dargli più di uno sguardo fugace. I suoi occhi neri e brillanti. Il suono della sua voce. Le curve del suo corpo sotto la coltre dei vestiti che erano divenute improvvisamente tracce nette su quelle sue nuove pagine, appena acquistate.

Sì, attenderò… Ti leggerò più tardi, decise. E ripose con cura quell’ultimo prezioso albo illustrato, la sua “lei” più sincera, nella esile guaina di plastica dalla quale l’aveva salvata, eccitato all’idea di un incontro che sarebbe parso, ai più, insensato. Ma non a chi concede al potere immaginifico del disegno e dell’inchiostro il più alto tra i valori dell’anima: quello della vita”.

SENSO. Una Storia tutta Italiana è il nuovo progetto artistico di MBU-69 sulle infinite possibilità neo-narrative dell’illustrazione soft-erotica italiana di grande firma, come prima e più evidente proposta per una effettiva ricollocazione aulica del movimento culturale che, dopo la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta, interessò ogni settore della diffusione visiva di massa. A ciò, MBU-69 aggiunge un nuovo taglio narrativo del tutto sovversivo attraverso la tecnica del ri-collage, legata in maniera univoca e puntuale alla riconfigurazione di ciascuna tavola rigorosamente in bianco e nero come tessuto strutturale imprescindibile e indipendente dal passato, coadiuvato dall’inserzione della singolarità del colore primario come mero suggerimento orientativo nello sviluppo letterario della nuova storia; mentre alla fine legatura è consegnato il simbolo di aggregante materico e, dunque, culturale oltre che avvallo statico delle intere composizioni.

Il risultato visivo ottenuto accorpa in sé una lettura multipla desunta, di volta in volta, dall’armonia dell’impianto compositivo, dalla leggibilità del colore-guida, dalla riconoscibilità storica dei personaggi, dalla disposizione lineare eppure multiforme della narrazione. Tale lettura alimenta una curiosità continua in chi osserva, nell’intento di sdoganare al grande pubblico in primis l’idea di un’arte banalmente grafica che possa riferirsi solo a un lettura infantile; in seconda battuta, la forza espressiva di una tecnica che sappia rendere merito a uno dei linguaggi visivi di maggior diffusione degli ultimi cinquant’anni di storia dell’arte; in ultima istanza, quella qualità elusiva e illusoria a cui facevamo riferimento all’inizio e che condiziona, in un senso o nell’altro, la nostra definizione di opera d’arte come tale.

Francesco Mutti